CIRCOLO E COMITATO FESTEGGIAMENTI SANTA AGRIPPINA LUOGHI DI INTERESSE CULTURALE Escludendo le costruzioni di tipo militare (i castelli, le mura ecc.) la maggior parte degli edifici menenini sono stati realizzati dopo il terremoto del Val di Noto del 1693, praticamente fra il tardo Seicento e l'Ottocento. Si tratta di palazzi fatti costruire dalla nobiltà cittadina o dall'alta borghesia terriera, edifici nella loro semplicità di provincia testimoniano un certo gusto del bello e che si inseriscono armonicamente nel tessuto urbanistico della città. Castello di Serravalle: questo castello sorge su uno sperone roccioso biancastro, svettante al cielo; è coronato di torre merlata, nella valle dei Margi, sulla strada Catania - Gela, vicino Palagonia. Sorse probabilmente nel secolo XIV ed apparteneva prima a Goffredo di Taranto, poi alla famiglia Scalandro, quindi ad altre nobili famiglie ed infine e tutt'ora ai Grimaldi. È fra i più intatti e graziosi castelli medioevali di Sicilia con la sua torre centrale e le merlature in tutto il suo complesso. Ruderi del Castello Ducezio: in origine, ai tempi del re siculo Ducezio, nel V sec. a. C., era sul sito un massiccio fortilizio, che costituiva l'acropoli della città. Perduta poi l'antica importanza difensiva sotto i greci ed i romani, la riacquistò sotto i bizantini, gli arabi e nel medioevo, venendo trasformato, secondo le esigenze del tempo, in uno dei tanti castelli che andavano sorgendo qua e la nelle città murate del medioevo. Danneggiato gravemente nel terremoto del 1542, fu distrutto completamente da quello del 1693 per non risorgere mai più. Sono passati ormai quasi tre secoli da quel disastroso evento e dell'antico castello ormai sono rimasti solo alcuni resti delle mura e della torre centrale, ancora visibili. Il suo ambiente è completamente cambiato e mentre sono state sventrate e sbancate le due fiancate laterali della scarpata al loro posto sono sorte case popolari e vicoli di accesso. Il grande spiazzo del pianoro è stato sistemato ed ingentilito con aiuole di fiori e sedili facendo scomparire alcuni ruderi ingombranti, e parte dei sotterranei, adibiti al serbatoio dell'acqua pubblica, assai carente nell'abitato. Come riferiscono alcuni storici locali era formato da 12 torri, disposte intorno ad un triplice atrio con torre maestra al centro. Aveva nei piani superiori vani di grande magnificenza ed appartamenti principeschi, un'antica meridiana sul prospetto, palchi ferrati e camminamenti sotterranei che comunicavano con l'esterno. Dal sito si gode, come da grande terrazza, una stupenda veduta panoramica che è un incanto, quando l'orizzonte è limpido e sereno. Si ammirano: la magnificenza dell'Etna (dalle falde al cratere), i Nebrodi, gli Iblei con il monte Lauro, gli Erei e moltissimi paesi etnei e dell'interno dell'isola fino ad Enna.
Castello di Mongialino: è uno dei castelli sorto nel medioevo nel territorio di Mineo. Si trova al limite della contrada S. Cataldo, in posizione dominante la vallata del fiume Margherito e poggia su un alto costone, che ha un fronte di circa 400m. Di esso parla Plinio, storico romano e dice che sul posto doveva esistere "l'oppidum magellinum". Ne parlano pure il Fazzello e Vito Amico. Quest'ultimo lo descrive con una possente ed importante torre che si ergeva su quattro piani ed aveva una scala interna licoidale, conducente ai piani superiori. Nel 1143 già esisteva e ne era signore un certo Manfredi, figlio di Simone, conte di Policastro e nipote di Matilde, figlia del conte Ruggero. La torre oggi è in rovina e minaccia di crollare completamente. La costruzione rappresenta un'opera unica dell'architettura medioevale siciliana.
Monumento a Luigi Capuana: è opera di Vincenzo Torre da Nicolosi, realizzata a Roma nel 1934 ed inaugurata nel 1936 con discorso commemorativo del Prof. Lucio D'Ambra. Il basamento, alto m. 5,40 è in travertino di Tivoli, mentre la statua, alta m. 2,60 è in bronzo, come pure i pannelli. Lo scrittore di Mineo, padre del verismo italiano, novelliere, critico letterario, drammaturgo e giornalista, è rappresentato mentre fissa con la penna in mano le sue impressioni. Nei bassorilievi sono raffigurate le quattro più significative espressioni del versatile ingegno dello scrittore: il romanzo passionale, quello ambientale, la letteratura per i fanciulli e il teatro dialettale siciliano. Infatti il bassorilievo di fronte rievoca un episodio di "Giacinta", quello della parte opposta raffigura un quadro del "Marchese di Roccaverdina", quello a destra un'allegoria delle fiabe e quello a sinistra una scena di "Gente nostra".
Circolo di Cultura Luigi Capuana: anticamente comprendeva i locali retrostanti, un loggiato antistante e un piano soprastante che si affacciava nella piazza. Era il palazzo di città con tutti gli uffici comunali per cui nel passato veniva chiamato dal popolo "Loggia Comunale". Quando poi la sede del Comune venne trasferita nel Collegio dei Gesuiti, divenne sede del Magistrato. In seguito ristrutturato, parte venne adibito a carcere mandamentale della città e parte concessa in enfiteusi ad una associazione dei nobili, detto "Casino dei Civili". Nel ventennio fascista divenne "Casa del Fascio" e, dopo la guerra del 1940 - 44, "Circolo di Cultura Luigi Capuana". Dell'antico palazzo oggi rimane solo il portale centrale, opera neoclassica, ricostruito dopo il terremoto del 1693. La cornice, che corre lungo tutto il prospetto, è di epoca posteriore e risale all'inizio del Novecento. Allora vennero trasformate in porte d'ingresso le due finestre laterali ai lati del portale, come pure posti quei sei calchi di pietra, raffiguranti esemplari delle monete antichissime che Mineo coniava nel periodo greco - romano. Nel suo interno si ammira un bel salone Ottocentesco in stile liberty con colonne abbinate e capitelli dorici, che sostengono la trabeazione della volta con motivi ornamentali assai graziosi.
Palazzo Capuana: sulla curva, dopo l'altro quadrangolare palazzo Ciancico, della fine dell'800, isolato da ogni lato, termina la via Capuana. Qui a sinistra sta la parte absidale della chiesa di S. Pietro ed a destra l'imbocco della via Romano, dove a distanza di circa 40 metri, sorge il palazzo Capuana, in cui nacque il celebre scrittore menenino. In esso era pure nato nel 1606 e morto nel 1691 il grande diplomatico barone Orazio Capuana, che rese parecchi servizi a Filippo IV, re di Spagna. È un palazzo settecentesco con un bel prospetto a due piani. Sul lato destro del portone si nota una lapide con epigrafe, dettata dal comm. G. Blandini, grande amministratore del Capuana, nel periodo fascista.
Palazzo Tamburino Merlini, anch'esso settecentesco con chiari richiami al barocco siciliano, fu abitato dallo storico e archeologo Corrado Tamburino Merlini, parroco maggiore della Collegiata S.Agrippina, al quale è intestato il museo archeologico di Mineo. Il palazzo sorge in via Paolo Maura (un tempo via del Collegio) allo sbocco sullo spiazzo di S. Agrippina. In esso era allocato l'unico oratorio privato di Mineo, istituito nel 1802 con "breve pontificio" di Pio VII che ne concedeva "il privilegio" ai fratelli D. Pietro e D. Ignazio Tamburino. In questa dimora è stato recentemente ambientato il romanzo di Giacomo Tamburino "Quattro matrimoni per un erede" Editore Maimone 2002, premio letterario L. Capuana 2003.
Municipio ex Collegio dei Gesuiti: questo immenso palazzo con il bel loggiato interno seicentesco era l'antico collegio dei Gesuiti. Opera dell'architetto gesuita P. Natale Masucci da Messina, fu fondato nel 1589 dai nobili coniugi Guerriero Parisio. Il monumentale edificio fu centro di studi per circa due secoli fino al 1767 ed i figli di S. Ignazio di Lojola vi insegnarono lettere e filosofia ai novizi gesuiti di tutta la Sicilia. Confiscato dal governo borbonico nel 1767 divenne sede del Comune ed adattato alla nuova funzione. Nell'800 e nel '900 non ha subito trasformazioni di rilievo nella struttura planimetrica da cambiare il suo aspetto generale. Solo ha dovuto registrare qualche restauro e ristrutturazione di ordine architettonico, resisi necessari per vari motivi venutisi a creare. Infatti fu nella seconda metà dell'800 che vennero spostate e ristrutturate alcune aperture del lato nord, come si nota osservando attentamente quel prospetto al pianterreno ed al primo piano. Pure in quel tempo venne innalzata la torre civica con l'orologio in alto sopra l'ingresso principale. Invece la ristrutturazione nel lato sud, dopo l'apertura della via Spadaro Ferreri, la sopraelevazione ai fianchi della suddetta torre e le nuove aperture nel lato est, vennero tutte realizzate nel '900, tra gli anni '30 e gli anni '50. Durante questi due secoli anche l'interno ha subito trasformazioni nel primo piano e nel cortile per venire incontro ad altre esigenze. Nella sala consiliare, modernamente arredata, si trovano moderni pannelli in ceramica, raffiguranti alcuni illustri figli di Mineo ed una significativa scena della "Rotta del Conte". Sono tutte opere del Prof. Gisimondo da Grammichele, oriundo da Mineo.
Palazzo Morgana: questo palazzo è di origini assai remote e pare sia sorto nel primo medioevo, quando l'antica famiglia Buglio, venuta al seguito dei normanni in Sicilia, si stabilì a Mineo verso il 1200 circa. I Buglio l'abitarono fino ai primi anni del '600, quando si trasferirono a Palermo nei primi anni di vita di Ludovico Buglio. Nel 1629 il castello Ducezio, appartenuto alla R. Camera, di cui castellano era stato il Buglio, barone del Burgio, fu ceduto alla famiglia Morgana, dei baroni di S. Nicolò, che lo tenne fino al terremoto del 1693. Dopo quel catastrofico sisma il palazzo venne ricostruito con moltissimo materiale recuperato dal vecchio castello non più risorto, dando ad esso quell'aspetto monumentale e classico che fin'ora conserva. Il palazzo in questi ultimi secoli subì altri danni e restauri, l'ultimo restauro è del 1837, come si rileva da una data che si trova sotto la cornice aggettante, a sinistra del prospetto. Il prospetto attuale da l'impressione di trovarsi d'innanzi ad una architettura ellenistica romana. Infatti si ammira un grazioso portone a pieno centro. Ciò che impressiona di più, ed è d'ammirare, è il fregio di coronamento che porta triglifi severi ed eleganti come quelli che si trovano nei frontoni classici. Nel cortile interno è da rilevare l'arco a pieno centro, che sporge con una sagoma decisamente cinquecentesca. Questo è il più bel palazzo antico che Mineo conserva, sia per austerità che per le sue linee architettoniche classiche. Qui nacquero Giovanni Antonio Buglio, nunzio pontificio, Ludovico Buglio, mandarino cinese ed il grande penalista avv. Giuseppe Simili, principe dell'oratoria forense.
I graffiti di Carratabia: si trovano a circa 3 Km a nord est dell'abitato, a mezza costa del monte Carratabia, sul suo fianco meridionale, in una coppia di camere, scavate nella roccia. Nella camera di sinistra si nota un vero e proprio fregio in stato di deterioramento, che corre lungo le tre pareti. Vi si nota una scena di caccia al cinghiale, in cui risaltavano chiaramente ben 19 cavalli tra piccoli e grandi (in movimento e stilizzati), una coppia di cavalieri, un cane, un cinghiale ed un altro cavaliere con scudo. Nella camera di destra si notano due cervi che muovono verso destra, l'uno verso l'altro, nell'atteggiamento di voltarsi indietro. Questi graffiti sono stati datati del V sec. a. C.
Convento Padri Cappuccini: questo convento con la chiesa annessa si trova adiacente al cimitero, il quale più di un secolo fa, costituiva la silva del convento stesso. Venne eretto sul posto dove prima sorgeva una piccola chiesa, dedicata a S. Vito, officiata dalla confraternita omonima. L'opera iniziata nel 1590 venne completata nel 1620 quando i frati lasciarono il vecchio convento di S. Antonio abate, che sorgeva in contrada Acquanuova. La chiesa venne dedicata alla Madonna delle Grazie. Nel convento vissero e sono vissuti fino al 1984 tanti santi e dotti religiosi, che onorarono l'ordine cappuccino a Mineo. È da notare in questo convento sul fianco occidentale, nell'orticello, sopra il cimitero, quella sporgenza, a se stante, che fa da terrazza al convento. Si tratta di un'opera architettonica più antica del convento, assai significativa. Per il suo profilo ogivale delle arcate nei tre lati l'opera richiama la presenza araba nella città e quindi dovrebbe essere o un avanzo della fortezza - monastero, oppure una cuba sepolcrale un uso presso gli arabi come crede il Messina. Nella chiesa, tutto è in ottimo stato di conservazione come pure nel convento. La volta della chiesa è a cassettoni, gli altari sono ricchi di paliotti marmorei policromi con bassorilievi raffiguranti la Madonna della Neve, S. Benedetto, S. Scolastica, il Crocifisso e S. Giovanni Battista, tutti proveniente dalla chiesa di S. Maria degli Angeli. La bellissima custodia in legno, opera del primo ottocento, che adornava l'altare maggiore, ed altre opere di valore artistico, si trovano ora nel convento di Caltagirone, dopo il furto del 1983. Allora vennero rubate parecchie tele di grande valore assieme ad alcune statuette in legno e la porticina in bassorilievo del tabernacolo, pure in legno, di grandissimo pregio artistico. Scuole Elementari: è un'opera novecentesca dell'architetto Fichera da Catania. Fu voluto dal Sen. Antonio Albertini, sottosegretario al Ministero di Grazia e Giustizia del periodo fascista, ed inaugurato nel 1937. Sul posto esisteva prima, fino al 1932, l'antico monastero delle Benedettine con l'annessa chiesa ed il bel campanile a fianco, con la parte culminale a prisma rivestita di mattonelle in ceramica policroma. La chiesa, dedicata a S. Benedetto, aveva sulla porta d'ingresso una loggetta quattrocentesca, detta loggia della Regina Bianca di Novarra, che qui si affacciava durante il suo soggiorno a Minel nel 1408, mentre lo sposo si trovava in Sardegna. Il monastero vantava origini risalenti al IX sec. ed era un'opera di grande rilievo artistico e storico. Palazzo Ballarò: questo palazzo isolato si trova a sinistra della chiesa di S. Maria Maggiore. Ha origini antiche. Distrutto dal terremoto del 1693 risorse ristrutturato nel settecento. In esso sono da notare la modanatura e le linee architettoniche in tutto il suo complesso generale. Degni di rilievo appaiono i balconi, stile cinquecento, al primo piano del prospetto principale, e i finestrini circolari di luce con quadrilobi interni, stile gotico, posti tra le porte di accesso al pian terreno del prospetto, ad oriente.
Villa Santa Margherita: La villa di campagna di Luigi Capuana si trova in quasi completo abbandono. L'edificio è stato costruito a strapiombo su un profondo canyon che dona al sito un grande fascino. Il Capuana ambientò qui il suo celebre romanzo Scurpiddu.
CHI SIAMO Il Circolo Santa Agrippina è un'organizzazione che si occupa di curare i festeggiamenti esterni in onore di S. Agrippina patrona della città di Mineo (CT)
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