CIRCOLO E COMITATO FESTEGGIAMENTI SANTA AGRIPPINA LE CHIESE
SANTA MARIA MAGGIORE Questa chiesa ha origini molto lontane, che sembrano risalire agli albori del cristianesimo in Sicilia. Venne innalzata in onore della Vergine Maria, Madre di Dio, nella seconda metà del III sec. d.C., su un tempio pagano dedicato al dio Sole. Parecchie volte distrutta o danneggiata da movimenti tellurici è stata sempre ricostruite o restaurata e rimessa al culto con diversi titoli. Prima venne chiamata S. Maria de “Graecis”, poi S. Maria de “Stellis” ed infine S. Maria Maggiore, per distinguerla dalle tante altre sorte nella città e dedicate alla Madonna. Nel 1132 era una delle tre chiese principali con quelle di S. Agrippina e di S. Pietro. Nel 1644 venne elevata ad insigne collegiata dal vescovo di Siracusa Antonio Casablanca e dotata dalla nobildonna Vincenza Limoli. La sua facciata è formata da tre ordini architettonici. Il primo è diviso in tre scomparti da quattro lesene con capitelli dorici, in cui stanno tre porte d’ingresso che immettono nelle rispettive navate interne con due finestre sopra i due ingressi laterali. Il secondo è con due volute e girate ad orecchioni. Ha due lesene e capitelli ionici, una finestra al centro e due nicchie laterali. Sopra la finestra sta lo stemma della famiglia Buglio che ne curò, a sue spese, il restauro dopo il terremoto del 1542. Il terzo contiene tre archi a tutto sesto, separati tra loro da lesene abbinate con capitelli corinzi. Sopra le celle campanarie e la cornice, sta al centro un medaglione con disco solare per ricordare l’antico tempio pagano. A fianco dell’ingresso, a sinistra, si trova un vecchio portale, d’ingresso bugnato quattrocentesco, che apparteneva al castello o forse all’antica porta Iacò. L’interno è a croce latina con cupola sul transetto. Ha tre navate separate tra loro da venti grosse colonne; mentre dieci grandi finestre le danno luce. La cupola poggia su quattro grandi pilastri e sui suoi pennacchi sono quattro affreschi raffiguranti le donne famose della Sacra Scrittura. Misura m. 45 in lunghezza e m. 20 in altezza, non considerando la cupola, mentre la larghezza è di m. 15,50. Contiene: sul presbiterio un monumentale altare in marmi policromi, il coro in legno del ‘700 ed uno altro altare, rivolto al popolo, del ‘600; all’ingresso della porta centrale l’antico fronte battesimale in pietra; un lavabo in marmo in sacrestia, opera del Mazzola, che risale al ‘500; una statua in alabastro, raffigurante la Regina degli Angeli, donata dal conte Ruggero, il normanno, nel 1072; tele in pittura del ‘600 e del ‘700 e tante altre opere in legno e in marmo di grande valore e pregio.
SAN PIETRO Questa fu la terza chiesa sorta a Mineo in onore dei SS. Pietro e Paolo, dopo quelle di S. Agrippina e di S. Maria Maggiore. Già nel 1132 era chiesa con caratteristiche parrocchiali e divenne infine collegiata nel 1670. Nella sua lunga storia ha subito rovine e restauri. Ha una bella facciata in stile barocco ed è a tre ordini architettonici. Bellissime sono le finestre a logette pensili e le colonne con capitelli dorici nel primo ordine, mentre simmetriche ed armoniose sono le statue dei SS. Pietro e Paolo e le fiamme apicali nel secondo ordine. Sopra al terzo ordine sta una sopraelevazione, al centro della quale, tra le volute, domina la cornice sferica con l’orologio. L’interno della chiesa è a croce latina ed ha tre navate, con cupola al centro sul transetto, Contiene molte opere di rilievo artistico. Sul presbiterio è il coro settecentesco in noce scolpito e la graziosa balaustra in marmo. Interessanti gli altari con paliotti in marmo policromo, l’organo del 1772 con cantoria a fastigio, un pulpito in legno intagliato a forma di semibicchiere poliedrico con lacunari dipinti ad olio, che sostituiscono gli intarsi, raffiguranti i quattro evangelisti. Degni di ammirazione sono il simulacro del Cristo alla Colonna del 1600 e quello di S. Lucia del 1700, entrambi in legno. Assai leggiadri sono gli stucchi ornamentali e statuari sulle volte e nella cappella del Sacramento. Non mancano tele di valore, come quelle che stanno sugli altari di S. Agrippina, S. Biagio, del Cristo alla Colonna, nonché quella del battistero. Uscendo dalla chiesa nel sacrato, a sinistra si trova un’edicola inscritta in un vecchio portale quattrocentesco in pietra, restaurato nel 1966, in cui campeggia un pannello in ceramica, opera del Prof. Antonino Ragona da Caltagirone, che raffigura S. Pietro mentre riceve il mandato da Gesù.
SAN TOMMASO La chiesa del Gesù, chiamata comunemente dal popolo “Chiesa del Collegio”, fu fondata nel 1589 e dedicata a S. Tommaso apostolo. È opera dell’architetto gesuita messinese Natale Masucci con qualche modifica apportata dall’architetto gesuita Blandino da Mineo. I lavori, iniziati nel 1589, furono sospesi dopo alcuni anni per proseguire ed ultimare quelli del Collegio. Ripresi nel 1612 furono portati a termine nel 1632. Il monumentale tempio ha una facciata imponente nelle sue semplici linee architettoniche con una finestra in alto ed un sobrio portale d’ingresso, a cui si accede con una scalinata in marmo. Nel fianco sinistro, incuniata nella spalla della crociera, domina la cinquecentesca torre campanaria, purtroppo deturpata dalla cupoletta aggiunta, che è fuori stile, nei lavori di restauro eseguiti nel 1934. La chiesa è a croce latina, ad unica navata con la cupola al centro del transetto ed abside a semicerchio, addossata al palazzo comunale. Ai fianchi ha due graziosi portali d’ingresso: uno, quello del lato destro che immette nella chiesa con una scalinata in pietra, e l’altro del lato sinistro chiuso più di un secolo fa, quando venne abbassato il livello della piazza. L’interno, architettonicamente, è simile a quella della chiesa del Gesù di Roma, però è meno ampio con alcune varianti strutturali ed ornamentali sull’altare maggiore, cupola ed altari laterali. Misura m. 50 di lunghezza, m. 13,50 di larghezza, m. 23 di lunghezza sulla crociera e m.25 di altezza nella cupola. Contiene parecchie opere d’arte del ‘500, ‘600, ‘700 e ‘800: la cinquecentesca balaustra in ferro battuto, proveniente dall’antichissima chiesa di S. Benedetto in Mineo; il sarcofago, in marmo di Carrara, dei fondatori del sacro edificio, che è del 1595; i paliotti in marmo policromo degli altari, che sono del tardo seicento; il pulpito e i due armadioni para mentali in legno, opere monacali scolpite tra il 1730 e il 1735 dalla stessa mano che scolpì il monumentale coro di S. Benedetto ed il pulpito di S. Nicolò in Militello Val di Catania. Contiene pure un grandioso reliquiario con un Cristo crocifisso al centro, entrambi in legno, della fine del seicento o inizio del settecento; una statua in marmo della Madonna delle Grazie del 1750 ed alcune pale d’altare in tela. Raffigurano una deposizione di Filippo Paladini del 1614, una S. Agata in Carcere del Perini del 1753, una gloria di santi gesuiti, forse della scuola di Pietro Novelli e una resurrezione del Cristo di autore ignoto, oltre altre tele di minore dimensione.
ODIGITRIA La chiesa sorse nel periodo bizantino mentre il convento dei Padri Osservanti ad essa adiacente, oggi ospedale, fu edificato nel 1620. Vi si conservano opere pregevoli come la Madonna dell’Aiuto in marmo.
SAN FRANCESCO Ha due paraste angolari che chiudono il frontone a due spioventi con una finestra rettangolare molto semplice sul portale d’ingresso che è dell’’800. L’origine di questa chiesa risale al 1450 con l’annesso convento dei padri conventuali Contiene qualche opera d’arte di rilievo in legno, in marmo ed in pittura, mentre il portale laterale, a bugnato, doveva forse appartenere al convento annesso, che aveva un altro ingresso da questo lato.
CHI SIAMO Il Circolo Santa Agrippina è un'organizzazione che si occupa di curare i festeggiamenti esterni in onore di S. Agrippina patrona della città di Mineo (CT)
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